Le successioni transfrontaliere in un recente convegno a Trier

Il 22 e il 23 novembre 2012 un centinaio di persone provenienti da oltre venti paesi, di estrazione tanto accademica quanto professionale, si sono ritrovate nella romana Trier per un convegno organizzato dalla ERA Academy dal titolo Cross-border Successions within the EU. The New EU Regulation n. 650/2012 of 4 July 2012, segnalato da Aldricus in un post di qualche settimana fa.

L’intento degli organizzatori era quello di offrire un quadro di insieme dei differenti problemi sollevati da una successione, quando la stessa appaia caratterizzata da elementi di internazionalità.

Le quattro sessioni di lavoro sono state quindi dedicate, rispettivamente: I) all’analisi comparativa delle discipline materiali applicabili; II) agli strumenti a disposizione del de cuius per pianificare la propria successione; III) ai complessi meccanismi che ordinano la devoluzione della successione, quali l’amministrazione della stessa, il passaggio di proprietà dei beni e gli effetti delle decisioni straniere e degli atti pubblici; IV) alle successioni che coinvolgono Stati terzi.

Dopo un saluto introduttivo della organizzatrice della conferenza (Angelika Fuchs), la giornata di giovedì 22 è stata dedicata alla comparazione delle legislazioni nazionali in materia successoria (Sessione I: Setting the Scene) e agli strumenti di pianificazione della successione che il regolamento mette a disposizione del de cuius (Sessione II: Legal Issues before the Accrual of the Inheritance).

Quanto al primo argomento, Eleanor Cashin Ritaine (Univ. Lorraine) ha ricostruito il punto della situazione dei diversi sistemi nazionali, cercando di cogliere le somiglianze e le differenze delle soluzioni materiali su tre aspetti: a) la determinazione della classe di eredi in una successione ab intestato e le regole relative alla successione necessaria, all’azione in riduzione e alla diseredazione; b) la devoluzione dell’eredità, mettendo in evidenza le differenze circa il momento del passaggio della proprietà, i metodi di accettazione e rinuncia della successione e la responsabilità degli eredi sul patrimonio del de cuius; c) gli strumenti di pianificazione, analizzando, da un lato, se e come esistono discipline relative ai testamenti congiuntivi e ai patti successori e, dall’altro lato, le strategie di tax avoidance.

La seconda sessione si è aperta con la relazione di Michael Hellner (Univ. Stoccolma) sull’ambito di applicazione del regolamento e, in particolare, sui motivi dell’esclusione dalla sua sfera di applicazione delle materie di cui all’art. 1, par. 2, nonché sul rapporto tra la lex successionis e le leggi regolatrici di alcuni aspetti particolari della successione, quali la legge di situazione dei beni, quella del regime patrimoniale dei coniugi e quella della donazione.

Successivamente, Andrea Bonomi (Univ. Losanna) ha dato conto della possibilità per il de cuius di scegliere la legge applicabile alla propria successione, evidenziando quale legge può formare oggetto di scelta, il suo ambito di applicazione e le condizioni di validità dell’optio legis. Inoltre, non sono mancate riflessioni sui vantaggi e sugli svantaggi di una scelta della legge applicabile in materia successoria, sui meccanismi di protezione delle aspettative dei familiari del de cuius e sulle norme di funzionamento relative alla professio iuris.

Hugues Letellier ha affrontato i temi della giurisdizione in caso di scelta di legge, degli accordi di scelta del foro, della competenza sussidiaria e del forum necessitatis. Dopo una analisi dettagliata delle disposizioni regolamentari (articoli 5-11), ha esposto tre situazioni ipotetiche alla luce delle quali sono state valutate la portata e l’applicazione di detta disciplina.

A conclusione della seconda sessione e della prima giornata dei lavori, i partecipanti al convegno si sono confrontati con la risoluzione di due casi di studio in un workshop organizzato e diretto da Daniel Lehmann. Dopo una breve spiegazione dei lavori, la platea si è divisa in sette gruppi, ognuno dei quali aveva il compito di prospettare la migliore soluzione alle domande predisposte per ogni caso. I risultati ottenuti sono stati oggetto di presentazione da parte di un rappresentante del gruppo e, successivamente, di discussione collegiale.

Se il primo giorno ha avuto come leitmotiv la presa in considerazione delle questioni che possono venire in rilievo prima della morte del de cuius, la giornata di venerdì 23 ha invece avuto come filo conduttore la risoluzione dei problemi che si pongono dopo l’apertura della successione. La terza sessione, infatti, ha avuto come fondamento le Legal Issues after the Accrual of the Inheritance, mentre la quarta – e conclusiva – si è focalizzata su quelle successioni che non si esauriscono all’interno degli Stati membri (Sessione IV: International Setting).

Il primo problema affrontato è stato quello della determinazione della residenza abituale del de cuius al momento della morte. Sjef van Erp (Univ. Maastricht) ha subito messo in risalto la rilevanza di questo momento di collegamento sia per la delimitazione dell’ambito della giurisdizione statale, sia per la determinazione della legge oggettivamente applicabile. Successivamente, ha proposto un elenco esemplificativo dei punti di contatto che possono essere presi in considerazione per l’accertamento della residenza abituale al momento della morte, continuando a sottolineare, d’altra parte, l’importanza di un’interpretazione autonoma del criterio in parola, da ricostruire alla luce del dettato legislativo e degli obbiettivi perseguiti dal regolamento. Ha inoltre evidenziato come la residenza abituale possa essere suscettibile di un’interpretazione differente rispetto a quella che si sta formando in applicazione di altri atti dell’Unione che utilizzano il medesimo criterio. Infine, è stata profilata l’ipotesi che il criterio della residenza abituale possa essere oggetto di due differenti interpretazioni a seconda che venga in rilievo la sua funzione di titolo di giurisdizione o quella di criterio di collegamento.

Le due relazioni successive hanno affrontato, invece, alcuni aspetti di natura processuale. Anatol Dutta (Senior Research Fellow al Max Planck Institute di Amburgo) ha offerto un’approfondita panoramica delle regole che disciplinano il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni provenienti da uno Stato membro, nonché di quelle relative all’accettazione degli atti pubblici, mentre Martin Margonski (Praticante Notaio in Wroclaw) ha inquadrato il problema dei provvedimenti provvisori e cautelari tanto dal punto di vista della giurisdizione, quanto da quello del riconoscimento ed esecuzione.

La terza sessione si è chiusa con la relazione di Christoph Dorsel (Notaio in Brühl) sul Certificato successorio europeo. Dopo un’analisi delle condizioni e dei problemi relativi all’emissione del certificato, sono stati oggetto di ampie considerazioni il contenuto del certificato e, soprattutto, i suoi effetti – primo fra tutti quello di buona fede – per poi valutare le relazioni tra il certificato europeo e quelli nazionali. In questa prospettiva, non è stato celato un certo disappunto circa l’estrema complessità e l’elevata burocrazia che caratterizza il certificato europeo, nonché per le molte cautele che devono sovraintendere la sua emissione, principalmente a causa del ricordato principio di buona fede.

I rapporti tra Stati membri e Stati terzi sono stati analizzati nella quarta sessione, che ha visto come unico relatore Richard Frimston. Nel primo punto della sua relazione ha chiarito il significato di Stato membro ai sensi del regolamento e l’esclusione da questo novero (pur in assenza di una disposizione specifica come in altri regolamenti) di Regno Unito, Irlanda e Danimarca. Sono state successivamente trattate le questioni concernenti il rinvio, l’ordine pubblico e la parziale esclusione del trust dall’ambito di applicazione del regolamento, per chiudere con alcune considerazioni sugli effetti del regolamento nei confronti di: (i) cittadini di Stati terzi (a) residenti / (b) non residenti in uno Stato membro e nei confronti di (ii) cittadini di Stati membri residenti in uno Stato terzo aventi (a) tutti i beni in Stati terzi / (b) alcuni beni in uno Stato membro.

In conclusione, molti aspetti della futura disciplina sono stati oggetto di ampio dibattito e di approfondimento teorico e pratico. Appare superfluo sottolineare che l’applicazione del regolamento comporterà, soprattutto all’inizio, la necessità di modificare alcune pratiche nazionali. Compito della dottrina e del nostro blog sarà certamente quello di aiutare gli operatori del diritto a confrontarsi con le nuove disposizioni; su questo Aldricus farà la sua parte.