Verso una maggiore libertà delle forme nella compravendita di merci con le imprese cinesi

Il 16 gennaio 2013, la Repubblica Popolare Cinese ha ritirato la dichiarazione a suo tempo emessa ai sensi dell’art. 96 della Convenzione di Vienna del 1980 sulla compravendita internazionale di beni mobili, volta a rendere obbligatorio – in relazione i contratti di cui sia parte un soggetto avente la propria sede d’affari in Cina – l’uso della forma scritta.

La Convenzione, come è noto, adotta in tema di forma un approccio liberale. Secondo la regola generale (completata da una serie di previsioni particolari), “[a] contract of sale need not be concluded in or evidenced by writing and is not subject to any other requirement as to form”.

Ai sensi dell’art. 96, tuttavia, ogni Stato contraente le cui norme interne prescrivono in questo campo la forma scritta ad substantiam o ad probationem, può dichiarare “that any provision of article 11, article 29, or Part II of this Convention, that allows a contract of sale or its modification or termination by agreement or any offer, acceptance, or other indication of intention to be made in any form other than in writing, does not apply where any party has his place of business in that State”.

La dichiarazione cinese emessa a questo fine contestualmente alla ratifica della Convenzione perderà efficacia, a seguito del ritiro, il 1° agosto 2013.

Gli Stati contraenti che hanno deciso di mantenere per la compravendita internazionale di merci l’obbligo della forma scritta scendono così a dieci (su 78): Argentina, Armenia, Bielorussia, Cile, Federazione Russa, Lettonia, Lituania, Paraguay, Ucraina e Ungheria (l’Estonia, che aveva da principio emesso la medesima dichiarazione, l’ha ritirata nel 2004).

Maggiori informazioni sullo stato delle ratifiche, adesioni e dichiarazioni concernenti la Convenzione di Vienna si trovano a questo indirizzo.

Il Brasile aderisce alla Convenzione di Vienna sulla vendita internazionale di beni mobili

Quasi tutti gli Stati che rivestono un ruolo di rilievo nel commercio internazionale sono parti della Convenzione di Vienna dell’11 aprile 1980 sui contratti internazionali di compravendita di beni mobili. Dopo l’adesione del Giappone (che è parte della Convenzione dal 2009), le “assenze” più vistose sono rimaste quelle del Regno Unito e del Brasile.

Il 19 ottobre 2012, il Senato brasiliano ha autorizzato la ratifica e disposto l’esecuzione della Convenzione. Il Brasile si appresta in tal modo a diventarne il settantanovesimo Stato parte (l’Italia, lo ricordiamo, ne è vincolata dal 1988: l’elenco completo delle ratifiche e delle adesioni è consultabile a questo indirizzo).

Quanto al Regno Unito, si registra da qualche mese un rinnovato interesse degli studiosi per le questioni poste da un’eventuale ratifica della Convenzione di Vienna (fra i contributi recenti, si veda lo scritto di Silvia E. Nikolova disponibile a questo indirizzo).

Questa nuova fase del dibattito appare alimentata in qualche misura dalla discussione, in un certo senso parallela, riguardante la proposta della Commissione, dell’11 ottobre 2011, che prefigura l’elaborazione di un Diritto comune europeo della vendita (sull’intreccio dei due temi, vedi questo post di Eric Clive in European Private Law News, il blog della School of Law della Università di Edimburgo).

La cooperazione fra compratore e venditore secondo la Convenzione di Vienna del 1980

L’art. 80 della Convenzione di Vienna del 1980 sulla compravendita internazionale di beni mobili stabilisce che “A party may not rely on a failure of the other party to perform, to the extent that such failure was caused by the first party’s act or omission”.

La norma è analizzata da Thomas Neumann nel volume The Duty to Cooperate in International Sales – The Scope and Role of art. 80 CISG, pubblicato di recente dall’editore Sellier nella collana Contributions on International Commercial Law.

Dal sito dell’editore – This book is the first ever comprehensive analysis of the scope and role of the exemption clause in Article 80 of the International Sales Convention (CISG). The book accounts for the historical background of Article 80, the relation to other provisions (Articles 77 and 79), the underlying principles and the connection to good faith, and argues that the provision is an expression of the duty to cooperate. Furthermore, the conditions for applying the exemption rule and the legal consequences of application are clarified to the benefit of any practitioner. A chapter on homeward trends points out some of the challenges that Article 80 poses to international uniformity. Extensive comparisons to UPICC and PECL are carried out. The book is relevant to scholars, adjudicators and practitioners alike.

Il sommario dell’opera è reperibile a questo indirizzo.

Scheda: T. Neumann, The Duty to Cooperate in International Sale – The Scope and Role of art. 80 CISG, Sellier, 2012, pp. 256, ISBN 9783866532205 – Euro 49

Una lezione a Napoli sulla Convenzione di Vienna sulla vendita ed i Principi Unidroit

Il 15 maggio 2012, alle 16, Sergio M. Carbone (Univ. Genova) terrà presso il Convento di Santa Lucia al Monte, a Napoli, una lezione dal titolo Due codificazioni di diritto non scritto del commercio internazionale, dedicata alla Convenzione di Vienna del 1980 sulla compravendita internazionale di beni mobili ed ai Principi Unidroit per i contratti commerciali internazionali.

L’evento si inserisce nel ciclo di lezioni magistrali organizzate dalla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, sul tema Ius non scriptum. Crisi della legge e produzione “privata” del diritto.

Il programma del ciclo può essere reperito a questo indirizzo.